Il taglio più comune del diamante è quello a “ brillante “. Si intende con questo termine un taglio rotondeggiante, a simmetria ottagonale, con almeno 57 faccette delle quali almeno 33 superiori e almeno 24 inferiori. Questa definizione può sembrare artificiosa, ma trova la sua giustificazione in ragioni di mercato. Si vuole evitare, cioè, che altri tagli rotondi con meno di 57 faccette, vengano egualmente designati come brillanti.
In vista del fatto che per il consumatore il nome “ brillante “ è sinonimo di “ diamante “, si sono stabilite precise regole di nomenclatura: se viene usato il solo termine brillante è sottinteso che si tratta di un diamante tagliato con almeno 57 faccette. Si tratta però di un’eccezione ed in tutti gli altri casi di pietre tagliate a forma brillante è obbligatorio specificare la natura della gemma, per esempio: quarzo con taglio a brillante, zircone con taglio a brillante, vetro con taglio a brillante, ecc.
Riassumendo emergono le seguenti norme:
- il termine “ brillante “ designa un tipo di taglio e non un materiale;
- la sola eccezione è rappresentata del diamante per il quale può essere usato il nome brillante da solo, per indicare nello stesso tempo materiale e tipo di taglio;
- brillante non indica solo un tipo di taglio, ma specifica un taglio rotondo con simmetrie.



